I Comuni di Ginosa, Laterza e Castellaneta alzano il livello del confronto sul futuro ambientale dell’area occidentale della provincia di Taranto. I sindaci Vito Parisi, Giuseppe Cristella e Giambattista Di Pippa hanno scritto al presidente della Regione Puglia Antonio Decaro, agli Assessorati regionali alla Salute e all’Ambiente, ai rispettivi Dipartimenti e alla Provincia di Taranto, chiedendo un incontro urgente e, soprattutto, un cambio radicale di metodo nella valutazione delle nuove autorizzazioni.
Nel raggio di circa 50 chilometri insistono, infatti, il polo siderurgico ex Ilva, la raffineria Eni di Taranto, Italcave, il sistema impiantistico e il termovalorizzatore di Massafra, le discariche già presenti, ASECO a Ginosa, Progeva a Laterza ed Ecologistic a Ginosa. A questi si aggiungono il progetto di un nuovo termovalorizzatore e ulteriori attività di trattamento dei rifiuti previste nel territorio di Laterza. Sul vicino versante lucano si aggiunge inoltre il cementificio di Matera autorizzato all’utilizzo di CSS.
“Non è più credibile raccontare ogni nuovo impianto come una pratica a sé stante – sottolineano i tre sindaci –. I cittadini non respirano singoli procedimenti, respirano l’aria dello stesso territorio, vivono sulle stesse strade e subiscono la somma di tutte le pressioni ambientali presenti. Ed è esattamente quella somma che oggi deve essere valutata”.
Una parte rilevante di queste pressioni insiste nel contesto del Sito di Interesse Nazionale di Taranto, in un territorio già riconosciuto come area a elevato rischio di crisi ambientale. Il SIN si estende per circa 4.289 ettari a terra e 6.872 ettari a mare. Su alcune porzioni sono inoltre in corso procedimenti di riperimetrazione finalizzati a restituire all’uso produttivo e civile aree risanate o non più contaminate.
“Da una parte si spendono anni e risorse pubbliche per bonificare. Dall’altra continuano a essere prospettate nuove pressioni ambientali. Non si può continuare a inquinare per poi bonificare.
Il punto centrale della posizione dei tre Comuni è la salute pubblica. Ginosa, Laterza e Castellaneta chiedono alla Regione una valutazione unitaria e approfondita degli effetti cumulativi ambientali e sanitari, che tenga insieme emissioni, traffico pesante, movimentazione dei rifiuti, pressione sulle risorse naturali e possibili conseguenze nel medio e lungo periodo sulla popolazione.
“La salute non può essere una nota a margine di un procedimento autorizzativo. Deve essere il punto di partenza”, sostengono i primi cittadini.
Nella lettera viene rivendicata anche l’identità economica e territoriale dell’area occidentale della provincia di Taranto. Ginosa, Laterza e Castellaneta hanno una marcata vocazione agricola, agroalimentare, turistica, ambientale e paesaggistica, dalle Gravine al mare, dalle produzioni di qualità al patrimonio storico e archeologico, fino alle imprese agricole e agli operatori del turismo.
“Questa identità non può essere cancellata per accumulo, un’autorizzazione dopo l’altra, fino a trasformare questa parte della provincia in un polo sovraregionale del trattamento, dello smaltimento e della combustione dei rifiuti”, affermano i sindaci.
A complicare ulteriormente il quadro c’è anche la questione del Deposito Nazionale dei rifiuti radioattivi, con il territorio di Laterza interessato dal procedimento nazionale relativo all’individuazione di un’area tra Laterza e Matera.
I tre sindaci chiedono quindi un confronto urgente con il presidente della Regione Puglia, gli Assessorati alla Salute e all’Ambiente e le strutture tecniche competenti.
La richiesta politica è netta: prima di autorizzare altro, si valuti tutto.