Una norma per mettere un freno ai falsi artigiani. Per effetto delle previsioni di cui all’art. 16 della Legge 34 dell’11 marzo 2026 (Legge annuale sulle piccole e medie imprese), dal 7 aprile prossimo “nessuna impresa può adottare, quale ditta o insegna o marchio o nella promozione dei propri prodotti o servizi da essa commercializzati, una denominazione in cui ricorrano riferimenti all'artigianato e all'artigianalità dei prodotti e dei servizi, se essa non è iscritta [all'albo delle imprese artigiane] e non produce o realizza direttamente i prodotti e servizi pubblicizzati o posti in vendita qualificandoli come artigianali; lo stesso divieto vale per i consorzi e le società consortili fra imprese che non siano iscritti nella separata sezione di detto albo”.
In sostanza: non si può usare la parola “artigianale” se non si è iscritti all’albo degli artigiani. Ad esempio un mobile potrà essere venduto come “artigianale” solo se prodotto da imprese iscritte all’Albo.
A dire il vero, in Puglia non è una novità. La legge regionale n. 7/2023 già qualche anno fa ha introdotto questo divieto. La norma nazionale, però, fa di più: per assicurare che la disposizione venga applicata eleva le sanzioni all’1% del fatturato dell’impresa, con un minimo di 25mila euro per ogni violazione. Una vera svolta per un mondo, quello dell’artigianato, che in Puglia conta quasi 66mila imprese e va dall’agroalimentare alla moda, dalla manifattura al benessere, dall’artistico all’edilizia, dall’impiantistica all’arredamento. Un segnale importante in un periodo storico in cui non sono pochi i casi di imprese si “vendono” come artigiane pur non essendo tali.
Per Michele Dituri, presidente di Confartigianato Imprese Puglia: “Distinguere le imprese e le produzioni autenticamente artigiane da quelle che non lo sono, garantisce condizioni di concorrenza più eque e aiuta i consumatori a fare scelte più consapevoli.
La nostra legge regionale in materia di artigianato ha precorso i tempi prevedendo già dal 2023 una disposizione simile: è fondamentale che queste norme vengano attuate, a maggior ragione ora, visto che la legge nazionale ha ulteriormente avvalorato la correttezza di questa impostazione – continua Dituri. È una battaglia che portiamo avanti da anni perché il corretto uso di questi termini è essenziale per contrastare pratiche scorrette, valorizzare il vero lavoro artigiano e tutelare la clientela. In un’epoca storica in cui l’aggettivo ‘artigianale’ è molto ambito, in quanto sinonimo di un prodotto ben fatto e di qualità, questo è un segnale concreto di attenzione verso un pilastro della nostra economia a protezione dell’eccellenza del Made in Italy.”